Storia

Il primo insediamento abitativo del paese era localizzato in due centri abitativi oggi scomparsi (Arveglio e Arnasco “vecchio”), ubicati attorno e nei pressi della protoromanica chiesa di S. Dalmazzo, risalente al X-XI secolo, che giace nel fondovalle accanto al rio Aiveglia a soli 110-120 metri s.l.m.  Attorno all’anno Mille, il territorio di Arnasco, Menosio, Bezzo, Arveglio e Cenesi era parte integrante della Castellania di Rivernate o Rivernaro, che prendeva il nome da un antico castello, oggi scomparso, un tempo ubicato sulla sommità di Rocca Riverna o Liverna. All’epoca la Castellania faceva parte della Marca Arduinica che aveva capitale a Torino. I marchesi Arduinici avevano subinfeudato fin da subito la Castellania di Rivernaro ad una famiglia di signori di Borgo S. Dalmazzo, cui potrebbe essere ascritta la fondazione della Chiesetta di S. Dalmazzo. Dopo la morte dell’ultima rappresentante dei Marchesi Arduinici, la contessa Adelaide di Susa ( +1091), la Castellania passò sotto il controllo del Marchese Bonifacio del Vasto, che era di stirpe aleramica, e quindi dei suoi discendenti i Marchesi di Clavesana, che si intitolarono Marchesi di Albenga. Ma nel corso dei secoli XII e XIII, durante le plurisecolari cruente lotte tra i Clavesana ed il nuove emergente “libero” Comune di Albenga, la Castellania subì alcune amputazioni territoriali che ne dimezzarono l’ambito. In questo contesto, i Clavesana esautorarono i Rubaldini e subinfeudarono la Castellania di Arnasco, Cenesi e Rivernaro al nobile albenganese Aicardo Cazulini ed ai suoi discendenti (1236). Per quasi tutto l’Ancien Régime, quindi, la Castellania di Arnasco, Cenesi e Rivernaro ha avuto una storia plurisecolare simile a quella di numerosi altri feudi minori soggetti all’alta autorità del Sacro Romano Impero, attraverso l’intermediazione di vari Marchesati in mano a grandi vassalli imperiali ( Arduinici, Del Vasto, Ceva, Clavesana, Saluzzo, Del Carretto). La famiglia Cazulini controllò di fatto la Castellania per buona parte del Medioevo e dell’età moderna. Nel 1537 la Castellania contava circa 88 “fuochi” o famiglie, corrispondenti a circa 400 abitanti. Nel corso del Cinquecento, i Cazulini, a seguito dell’inagibilità dei vecchi castelli di Rivernaro e di Castiglione (i ruderi di quest’ultimo sono ancora oggi visibili al di sopra della frazione Chiesa), diedero inizio alla costruzione di quello che attualmente viene chiamato Castel di Bezzo, che appare piuttosto come una grossa villa in stile vagamente rinascimentale. Nella prima metà del Seicento, i Cazulini e la popolazione della Castellania ricostruirono di sana pianta la medievale chiesa di S. Maria Assunta, nello stesso sito della precedente, ma sotto forme barocche.


Più o meno nello stesso periodo, cominciarono a verificarsi gravi problemi all’interno della famiglia Cazulini per questioni di eredità e tra i Cazulini stessi ed i Marchesi loro superiori feudali, i Del Carretto di Balestrino, subentrati ai Del Carretto di Finale che furono dichiarati decaduti dall’Impero. Vi fu infatti una lunga e dispendiosa lite tra le due parti che durò circa 200 anni e che finì per portare alla rovina economica dei Cazulini e alla loro perdita del feudo. Alla fine della Guerra di Successione Polacca (1733-1738), il Trattato di Vienna sancì il passaggio della Castellania di Arnasco, Cenesi e Rivernaro dall’alta sovranità imperiale all’alta sovranità del Re di Sardegna, Carlo Emanuele III di Savoia, che rimase però sempre affidata in media giurisdizione ai Del Carretto di Balestrino. Dopo l’occupazione da parte dell’Armata rivoluzionaria francese (1794), che pose fine all’Ancien Régime, cioè al sistema politico economico e sociale proprio del mondo feudale, il territorio della Castellania fu sottoposto per 3 anni all’autorità dei commissari rivoluzionari inviati da Parigi (tra cui anche il celebre giacobino Filippo Buonarroti, di origine italiana ma naturalizzato francese), e cioè in qualità di territorio nemico, in quanto appartenente ai Savoia, nemici della Francia Rivoluzionaria. Nel 1797, e fino al 1805, il territorio dell’ex-Castellania entrò a far parte della neonata Repubblica Ligure di stampo democratico, come Comune di Arnasco e Cenesi, inquadrato nella Giurisdizione del Centa, avente come capoluogo Albenga. Nel 1805 la Repubblica Ligure venne soppressa ed il suo territorio, compreso il Comune di Arnasco e Cenesi, divenne parte integrante dell’Impero Francese di Napoleone I (1805-1814), nell’ambito del Circondario di Porto Maurizio, avente capoluogo Savona. All’epoca il Comune unito di Arnasco e Cenesi contava ben 832 abitanti.Il Congresso di Vienna (1814-15) cancello' ogni traccia dell’antica autonomia genovese e ligure, sottomettendo Genova e tutta la Liguria ai Savoia nell’ambito del Regno di Sardegna (1815-1861), per cui anche il Comune di Arnasco e Cenesi ritornò sotto la sovranità dei Savoia, ma questa volta nell’ambito di un’unica compagine politica e territoriale, che vide scomparire tutte le antiche plurisecolari frontiere feudali. Ma poco dopo, a seguito di antichi dissapori, vi fu la separazione tra Arnasco, Bezzo e Menosio da una parte, che si costituirono a fondare il Comune di Arnasco e, dall’altra, Cenesi, che si costituì in Comune autonomo. Entrambi i comuni furono dapprima inseriti nell’ambito della Provincia di Albenga (1819-1848) e poi nell’ambito della Provincia di Genova (1848-1861), ed in seguito divennero parte integrante del ben più vasto Regno d’Italia, nell’ambito delle Province di Genova (1861-1927) e di Savona (1927-1946). Nel 1929, a causa delle ristrettezze economiche in cui versava, il piccolissimo Comune di Cenesi fu soppresso ed il suo territorio aggregato al Comune di Cisano sul Neva. Tale situazione è rimasta immutata dopo il 1945 ; infatti, il Comune di Arnasco, nell’ambito della Repubblica Italiana, è compreso dal punto di vista amministrativo nella Provincia di Savona e nella Regione Liguria. Pertanto, l’attuale Comune di Arnasco risulta essere l’erede naturale e diretto della medievale Castellania di Rivernaro, per quanto ridimensionato rispetto all’antica estensione. Esso confina oggi con i Comuni di Albenga, Cisano sul Neva, Zuccarello, e Castelbianco ( per un breve tratto lungo il torrente Pennavaire), Vendone ed Ortovero (per un ulteriore breve tratto in corrispondenza della dorsale divisoria tra il bacino del rio Merco e quello del rio Arveglia).

In evidenza

L’Amministrazione Comunale del Comune di Arnasco

 

Partecipa

al dolore delle famiglie delle vittime del crollo dell’edificio di Via F. Vignola, 38 in Bezzo, del 16 gennaio 2016

 

Ringrazia
i cittadini di Arnasco ed i soccorritori intervenuti nelle varie attività emergenziali a supporto di quanti colpiti dal tragico evento

 

Sottolinea
come l’intervento tempestivo e instancabile dei Vigili del Fuoco, della Croce Bianca, dei Carabinieri, unitamente a quello della Protezione Civile, sia stato di grande aiuto e conforto per tutta la comunità del nostro paese, visibilmente provata dalla gravità della tragedia

 

Auspica
che la nostra comunità, che ha dato prova di saper accogliere e collaborare, possa riprendere la propria serena quotidianità.

 

Grazie

Il Sindaco

Gallizia Dott. Alfredino

Certificazione ambientale Arnasco